Visualizzazione post con etichetta Mezzi da trasporto e da combattimento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mezzi da trasporto e da combattimento. Mostra tutti i post

mercoledì 25 giugno 2014

Le navi dei Romani

   Per prepararsi alla guerra contro i Veneti, Cesare diede ordine di costruire una potente flotta; la potenza di questo popolo risiedeva infatti nella marina e battaglie navali sarebbero state inevitabili.
   In generale, le navi da guerra romane variavano in funzione del numero di rematori; la più comune era la trireme, così chiamata perchè dotata di tre serie di rematori. Uno dei punti di forza era il rostro, con il quale le navi romane speronavano le navi nemiche provocando ingenti danni; tuttavia, rispetto alle navi dei Veneti, le navi romane avevano il solo vantaggio, come afferma Cesare stesso, "della celerità e della forza dei rematori" (Libro III, XIII; pagina 167) . Non potendo danneggiare le navi nemiche con i rostri, i Romani seppero unire la velocità e la forza delle loro navi con l'uso di falci per sviluppare una nuova ed efficacissima tecnica di combattimento, descritta come segue da Cesare.

   "Ma vi era un'arma di grande utilità preparata dai nostri: delle falci taglientissime conficcate ed inchiodate a lunghe pertiche, di forma non dissimile da quella delle falci murali. Queste afferravano e tiravano a sè le funi che legavano i pennoni e le vele agli alberi e le stroncavano, mentre le navi acceleravano la corsa a forza di remi. Una volta tagliate le funi era inevitabile che le vele cadessero, e poichè tutta la forza delle navi galliche era riposta nelle vele e nelle altre attrezzature, perdute quelle, esse erano ridotte all'impotenza...Abbattute le vele, come abbiamo detto, parecchie navi romane circondavano ciascuna una nave veneta ed i soldati si lanciavano all'abbordaggio." (Libro III, XIV-XV; pagine 169,171).
   I Romani ebbero dunque il pregio non solo di aver sviluppato conoscenze tecniche tali da realizzare navi di tutto rispetto, ma anche la capacità pratica di saperle utilizzare al meglio in ogni occasione.

giovedì 19 giugno 2014

Il carro dei Britanni

   Nel libro quarto abbiamo una descrizione del modo di combattere con i carri, tipico delle popolazioni della Britannia. Dalla descrizione di Cesare possiamo dedurre una certa resistenza e maneggevolezza di questi mezzi, che crearono un primo scompiglio tra le legioni; il passo interessato è il seguente.
   "Così in battaglia hanno contemporaneamente la mobilità dei cavalieri e la stabilità dei fanti, e, per l'abilità acquistata con l'esercizio quotidiano, sono capaci di frenare anche in luogo scosceso i cavalli spinti a galoppo, di manovrare facilmente, di correre avanti, afferrare il giogo dei cavalli, e poi, sveltissimi, ritirarsi nei carri." Libro IV XXXIII; pagina 227.
   Una tale "nonchalance" può essere permessa solo da una solida struttura, testimonianza implicita di una cultura tecnologica.

mercoledì 23 aprile 2014

Le navi dei Veneti

   Nel terzo libro Cesare deve affrontare i Veneti, popolazione celtica stanziata in Bretagna nel Morbihan. Era la popolazione più importante di quella regione grazie alle superiori conoscenze nella navigazione.


   Le navi dei Veneti erano diverse da quelle dei Romani; la navigazione nell'Oceano era infatti diversa da quella nel Mediterraneo. In generale, queste navi erano più resistenti. Erano infatti costruite in legno di quercia, con prua e poppa rialzate per resistere alle tempeste dell'Oceano; per lo stesso motivo non vi erano vele ma pelli. La carena era piatta per affrontare meglio le basse maree e i bassi fondali.









" ...carene piatte più di quelle delle nostre navi, per potersi adattare, più facilmente, alla poca profondità e alla bassa marea; prore e poppe molto rialzate, adatte a sopportare le grandi ondate del mare in tempesta; tutte costruite di legno di quercia, capace di resistere ai colpi più violenti; le travi, fatte con legni dello spessore di un piede, erano confitte con chiodi larghi un pollice; le ancore erano legate non con funi, ma con catene di ferro, invece di vele vi erano pelle e cuoi pieghevoli e sottili, sia perchè mancava il lino o non lo si sapeva usare, sia perchè (ed è forse questa la ragione) si pensava che le vele non avrebbero potuto agevolmente sostenere le grandi tempeste dell'Oceano e l'impeto dei venti, nè reggere navi tanto pesanti... ". Libro III, XIII; pagina 167. 
   
    Le successive considerazioni di Cesare ci permettono di capire meglio i vantaggi in combattimento di queste navi. Le navi dei Veneti erano molto robuste e non potevano essere danneggiate nè dai rostri (rostro) delle navi romane nè da improvvise tempeste. Inoltre, erano difficili da bersagliare con dardi a causa della loro altezza ed erano in grado di   muoversi, con più sicurezza delle navi romane, attraverso bassi fondali.